il 20 settembre è morto André Vltchek, giornalista e
scrittore americano di origine russa. Lo hanno trovato morto nella sua auto
a Karaköy, Istanbul, in circostanze “da chiarire”. Non lo conoscevamo, ma
collaborava con l’Antidiplomatico, sito che per primo ha accolto Piccolenote,
riservandoci una finestra più che gradita tra le altre.
La notizia della sua morte, e il mistero sulle sue
circostanze, ha portato dolore e costernazione ai redattori
dell’Antidiplomatico. Dolore e costernazione ai quali partecipiamo, pur di
lontano e col rispetto dovuto, ché Vltchek, come si evince dalla nota nella
quale L’Antidiplomatico informa della sua scomparsa, non era solo un
collaboratore, ma altro e più significativo, e caro.
Nel nostro piccolo, lo ricordiamo anche noi, dando spazio
alla prima parte di uno dei suoi ultimi scritti, che L’Antidiplomatico ha
ri-pubblicato per ricordare il collaboratore, l’amico, scomparso. Uno scritto
che fa prossimo il lontano.
Ora l’occidente si dovrebbe sedere, restare in silenzio e
ascoltare “gli Altri”
Sono anni che ci viene detto cosa pensare; quello che è
corretto e ciò che è sbagliato. E ci viene imposto da persone bianche che
vivono o provengono dall’Europa e dal Nord America.
Sono a conoscenza di tutto. Sono i più qualificati.
Quando scrivo “bianco”, non intendo solo la razza o il
colore della loro pelle. Per me “bianco” identifica la cultura a cui
appartengono, la loro identità.
Noi russi, cubani, venezuelani, cinesi, iraniani, turchi non siamo veramente “bianchi”, anche se il nostro colore della pelle in realtà lo è.



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