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What part will your country play in World War III?

By Larry Romanoff

The true origins of the two World Wars have been deleted from all our history books and replaced with mythology. Neither War was started (or desired) by Germany, but both at the instigation of a group of European Zionist Jews with the stated intent of the total destruction of Germany. The documentation is overwhelming and the evidence undeniable. (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11)

That history is being repeated today in a mass grooming of the Western world’s people (especially Americans) in preparation for World War IIIwhich I believe is now imminent

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Tuesday, March 8, 2022

IT -- Manlio Dinucci -- L’Arte della guerra -- Ucraina, era tutto scritto nel piano della Rand Corp.

 

 


L’Arte della guerra

Ucraina, era tutto scritto nel piano 

della Rand Corp. 

Manlio Dinucci

 

 

Il piano strategico degli Stati uniti contro la Russia è stato elaborato tre anni fa dalla Rand Corporation (il manifesto, Rand Corp: come abbattere la Russia, 21 maggio 2019). La Rand Corporation, il cui quartier generale ha sede a Washington, è «una organizzazione globale di ricerca che sviluppa soluzioni per le sfide politiche»: ha un esercito di 1.800 ricercatori e altri specialisti reclutati da 50 paesi, che parlano 75 lingue, distribuiti in uffici e altre sedi in Nord America, Europa, Australia e Golfo Persico. Personale statunitense della Rand vive e lavora in oltre 25 paesi. La Rand Corporation, che si autodefinisce «organizzazione nonprofit e nonpartisan», è ufficialmente finanziata dal Pentagono, dall’Esercito e l’Aeronautica Usa, dalle Agenzie di sicurezza nazionale (Cia e altre), da agenzie di altri paesi e potenti organizzazioni non-governative.

La Rand Corp. si vanta di aver contribuito a elaborare la strategia che permise agli Stati uniti di uscire vincitori dalla guerra fredda, costringendo l’Unione Sovietica a consumare le proprie risorse nell’estenuante confronto militare. A questo modello si è ispirato il nuovo piano elaborato nel 2019: «Overextending and Unbalancing Russia», ossia costringere l’avversario a estendersi eccessivamente per sbilanciarlo e abbatterlo. Queste sono le principali direttrici di attacco tracciate nel piano della Rand, su cui gli Stati Uniti si sono effettivamente mossi negli ultimi anni.

Anzitutto – stabilisce il piano – si deve attaccare la Russia sul lato più vulnerabile, quello della sua economia fortemente dipendente dall’export di gas e petrolio: a tale scopo vanno usate le sanzioni commerciali e finanziarie e, allo stesso tempo, si deve far sì che l’Europa diminuisca l’importazione di gas naturale russo, sostituendolo con gas naturale liquefatto statunitense. In campo ideologico e informativo, occorre incoraggiare le proteste interne e allo stesso tempo minare l’immagine della Russia all’esterno. In campo militare si deve operare perché i paesi europei della Nato accrescano le proprie forze in funzione anti-Russia. Gli Usa possono avere alte probabilità di successo e alti benefici, con rischi moderati, investendo maggiormente in bombardieri strategici e missili da attacco a lungo raggio diretti contro la Russia. Schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio puntati sulla Russia assicura loro alte probabilità di successo, ma comporta anche alti rischi. Calibrando ogni opzione per ottenere l’effetto desiderato – conclude la Rand – la Russia finirà col pagare il prezzo più alto nel confronto con gli Usa, ma questi e i loro alleati dovranno investire grosse risorse sottraendole ad altri scopi.

Nel quadro di tale strategia prevedeva nel 2019 il piano della Rand Corporation – «fornire aiuti letali all'Ucraina sfrutterebbe il maggiore punto di vulnerabilità esterna della Russia, ma qualsiasi aumento delle armi e della consulenza militare fornite dagli Usa all'Ucraina dovrebbe essere attentamente calibrato per aumentare i costi per la Russia senza provocare un conflitto molto più ampio in cui la Russia, a causa della vicinanza, avrebbe vantaggi significativi». È proprio qui in quello che la Rand Corporation definiva «il maggiore punto di vulnerabilità esterna della Russia», sfruttabile armando l’Ucraina in modo «calibrato per aumentare i costi per la Russia senza provocare un conflitto molto più ampio» – che è avvenuta la rottura. Stretta nella morsa politica, economica e militare che Usa e Nato serravano sempre più, ignorando i ripetuti avvertimenti e le proposte di trattativa da parte di Mosca, la Russia ha reagito con l’operazione militare che ha distrutto in Ucraina oltre 2.000 strutture militari realizzate e controllate in realtà non dai governanti di Kiev ma dai comandi Usa.Nato. L’articolo che tre anni fa riportava il piano  della Rand Corporation terminava con queste parole: «Le opzioni previste dal piano sono in realtà solo varianti della stessa strategia di guerra, il cui prezzo in termini di sacrifici e rischi viene pagato da tutti noi». Lo stiamo pagando ora noi popoli europei, e lo pagheremo sempre più caro, se continueremo ad essere pedine sacrificabili nella strategia Usa-Nato.   

Manlio Dinucci

(il manifesto, 8 marzo 2022

Monday, December 6, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'Arte della guerra -- La tragica farsa del Summit per la democrazia

 


L’Arte della guerra 

 La tragica farsa del Summit per la democrazia 

Manlio Dinucci

 

Il 9-10 dicembre il Presidente Biden ospiterà il «Summit per la Democrazia» che riunirà, in collegamento mondiale online, «leader di governo, società civile e settore privato». La lista degli invitati comprende 111 paesi. Tra questi 28 dei 30 membri della Nato: mancano Turchia e Ungheria ma, in compenso, ci sono Israele e Ucraina, insieme a 26 dei 27 membri della Ue salvo l’Ungheria. Il Summit «fornirà loro una piattaforma per difendere la democrazia e i diritti umani all’interno e all’estero, per affrontare attraverso una azione collettiva le più grandi minacce che hanno di fronte oggi le democrazie». Verrà in tal modo avviato «un anno di azione per rendere le democrazie più reattive e resilienti», che culminerà con un secondo Summit in presenza per «costruire una comunità di partner impegnati nel rinnovamento democratico globale».

 

Joe Biden mantiene così quanto annunciato nel programma elettorale (il manifesto, 10 novembre 2020): un Summit globale delle «nazioni del mondo libero», anzitutto per «contrastare l’aggressione russa, mantenendo affilate le capacità militari della Nato e imponendo alla Russia reali costi per le sue violazioni delle norme internazionali» e, allo stesso tempo, per «costruire un fronte unito contro le azioni offensive e le violazioni dei diritti umani da parte della Cina». In tal modo gli Stati uniti ritorneranno a «svolgere il ruolo di guida nello scrivere le regole».  «La difesa dei valori democratici – ha ribadito Biden in veste di presidente – è impressa nel nostro DNA come nazione».

 

Che cosa sia impresso nel DNA degli Stati uniti lo dimostrano le circa cento guerre di conquista che hanno caratterizzato la loro storia.  Secondo un documentato studio di James Lucas (il manifesto, 20 novembre 2018), solo la serie di guerre e colpi di stato – effettuata dagli Stati uniti dal 1945 ad oggi in oltre 30 paesi asiatici, africani, europei e latino-americani –  ha provocato 20-30 milioni di morti, centinaia di milioni di feriti (molti dei quali restati invalidi), più  un numero inquantificato di morti, probabilmente centinaia di milioni, provocati dagli effetti indiretti delle guerre: carestie, epidemie, migrazioni forzate, schiavismo e sfruttamento, danni ambientali, sottrazione di risorse ai bisogni vitali per coprire le spese militari. Nelle guerre più sanguinose – Corea, Vietnam e Iraq –le forze militari Usa furono direttamente responsabili di 10-15 milioni di morti. Il colpo di stato più sanguinoso fu organizzato nel 1965 in Indonesia dalla Cia: essa fornì agli squadroni della morte indonesiani la lista dei primi 5 mila comunisti e altri da uccidere. Il numero dei trucidati viene stimato tra mezzo milione e 3 milioni.

 

Lo stesso Joe Biden, promotore del «Summit per la Democrazia», ha avuto un ruolo da protagonista in parte di questa storia.  Nel 2001, in veste di presidente della Commissione Esteri del Senato, sostenne la decisione del presidente Bush di attaccare e invadere l’Afghanistan e, nel 2002, promosse una risoluzione bipartisan che autorizzava il presidente Bush ad attaccare e invadere l’Iraq. Nel 2007, fece passare al Senato un piano di smembramento dell’Iraq in tre regioni – curda, sunnita e sciita – funzionale alla strategia Usa. Nel 2009-2017, in veste di vicepresidente dell’amministrazione Obama, ha compartecipato alla pianificazione ed esecuzione della guerre contro Libia e Siria e del putsch in Ucraina, in cui Biden ha svolto un ruolo diretto e determinante.

 

Riguardo alla democrazia interna, basti ricordare che, secondo le statistiche ufficiali, la polizia uccide ogni anno negli Usa circa 1.000 inermi cittadini, soprattutto neri e ispanici. Basti ricordare che gli Stati uniti vogliono condannare a 175 anni di carcere il giornalista Julian Assange che ha portato alla luce i loro crimini di guerra. Probabilmente tra qualche giorno la magistratura britannica deciderà sulla sua estradizione negli Usa. Intanto, il 6 dicembre, la Gran Bretagna ha co-ospitato un evento preparatorio del Summit, intitolato «Difendere le democrazie dalla disinformazione», focalizzato sulle «migliori pratiche per promuovere un sistema informativo aperto e trasparente».

 

Manlio Dinucci

(il manifesto, 07 dicembre 2021)


Tuesday, November 30, 2021

PT -- Manlio Dinucci -- A Arte da Guerra -- Para onde nos leva o eixo Roma-Paris




A Arte da Guerra

 Para onde nos leva o eixo Roma-Paris 

Manlio Dinucci

  DEUTSCH ENGLISH FRANÇAIS ITALIANO TÜRKÇE

 

O Tratado do Quirinale promovido pelo Presidente da República Mattarella, assinado em 26 de Novembro pelo Primeiro Ministro Draghi e pelo Presidente da República Macron, é um tratado político de 360º no qual a Itália e a França "se comprometem a desenvolver a sua coordenação e a promover a sinergia entre as respectivas acções a nível internacional", concretizando "parcerias industriais em sectores militares específicos" e outros programas que envolvem encargos financeiros para o Estado. Para ser ratificado pelo Presidente da República, o Tratado teria primeiro de ser autorizado pelo Parlamento com base no Art. 80º da Constituição, segundo o qual "as Câmaras autorizam como lei a ratificação de tratados internacionais que sejam de natureza política, ou que prevejam encargos financeiros". Em vez disso, o texto do Tratado permaneceu secreto, excepto para um pequeno círculo do governo, até à sua publicação após a assinatura.

 

O objectivo do Tratado, que veio a público após o final de uma negociação secreta, é claro pela sua calendarização: está a ser concluído numa altura em que, com a saída de cena da Chanceler alemã Merkel, se estabelecem novas relações de força na União Europeia. A França que, em 2022,  assume a presidência semestral da União Europeia, substitui o eixo Paris-Berlim pelo eixo Paris-Roma. No centro do acordo bilateral está o Art.º 2º relativo à "Segurança e Defesa", composto por sete parágrafos. A Itália e a França comprometem-se a "reforçar as capacidades de Defesa da Europa e, deste modo, operando também para consolidar o pilar europeu da NATO". Como Draghi sublinhou, em sintonia com Washington, deve-se construir "uma verdadeira defesa europeia, que seja naturalmente complementar da NATO e não uma substituição: uma Europa mais forte torna a NATO mais forte". Para pagar tanto a Defesa da NATO como a da Europa, será necessário um aumento colossal da despesa militar italiana, que já hoje supera os 70 milhões de euros por dia.

 

No âmbito das "alianças estruturais" entre as respectivas indústrias militares, a Itália ajudará a França a desenvolver as suas forças nucleares estratégicas e os sistemas espaciais militares. Macron lançou um programa de "modernização" que inclui o desenvolvimento de submarinos de ataque nuclear de terceira geração, armados com novos mísseis balísticos, e um caça de sexta geração (Fcas) armado com novos mísseis de cruzeiro hipersónicos com ogivas nucleares. A Itália, no entanto, já participa no projecto de outro caça de ataque nuclear de sexta geração, o Tempest, promovido pela Grã-Bretanha, pelo que provavelmente colaborará em ambos, a menos que não sejam unificados. O programa de Macron, anunciado em Outubro, que contribui para a "modernização" das forças nucleares francesas, está direccionado para a construção de um sistema de pequenos reactores nucleares modulares com um custo de 30 biliões de euros. Provavelmente o Tratado prevê uma colaboração da Itália também neste campo, como parte do plano de reintrodução da energia nuclear no nosso sistema energético.

 

Também no Art. 2º, a Itália e França comprometem-se a "facilitar o trânsito e o estacionamento das forças armadas da outra Parte no seu território", sem especificar para que fim, e a coordenar a sua participação em "missões internacionais de gestão de crises", em particular no Mediterrâneo, no Sahel e no Golfo da Guiné. Prepara-se um forte aumento da participação das forças especiais italianas - com veículos blindados, aviões e helicópteros de ataque - na Task Force Takuba, que opera no Mali e nos países vizinhos sob comando francês. Está implantada oficialmente nesta região para "combater o terrorismo", mas na realidade destina-se a controlar uma das áreas mais ricas de matérias-primas estratégicas exploradas pelas multinacionais americanas e europeias, cujo oligopólio está ameaçado pelas mudanças políticas em África e pela presença económica chinesa.

 

Deste modo - declara o Tratado do Quirinal - a Itália e a França unidas "contribuem para a manutenção da paz e da segurança internacionais e para a protecção e promoção dos direitos humanos".

Manlio Dinucci

 

(il manifesto, 30 de Novembro de 2021)

Monday, November 8, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L’Arte della guerra -- Le nuove armi finanziarie dell’Occidente

 



L’Arte della guerra

 Le nuove armi finanziarie dell’Occidente 

Manlio Dinucci

 

Nuove armi si stanno aggiungendo all’arsenale delle politiche economiche e finanziarie dell’Occidente. Per comprenderne la natura e portata, occorre partire da quelle sinora usate: le sanzioni – compresa quella più pesante, l’embargo – attuate soprattutto da Stati uniti e Unione europea contro interi Stati, società e persone. Fondamentale è comprendere il criterio con cui vengono decise: Usa e Ue decretano a loro insindacabile giudizio che uno Stato o altro soggetto ha commesso una violazione, stabiliscono la sanzione o l’embargo totale, e pretendono che gli Stati terzi lo rispettino, pena ritorsioni. Nel 1960 gli Stati uniti imposero l’embargo a Cuba che, liberatasi, aveva violato il loro «diritto» a usare l’isola come proprio possedimento: il nuovo governo nazionalizzò le proprietà delle banche e multinazionali Usa che controllavano l’economia cubana. Oggi, 61 anni dopo, l’embargo continua, mentre le compagnie Usa richiedono rimborsi per miliardi di dollari. Nel 2011, in preparazione della guerra Usa-Nato contro la Libia, le banche statunitensi ed europee hanno sequestrato 150 miliardi di dollari di fondi sovrani investiti all’estero dallo Stato libico, di cui successivamente è sparita la maggior parte. Nella grande rapina si è distinta la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari statunitense, di cui Mario Draghi è stato vicepresidente. Nel 2017, in seguito a nuove sanzioni Usa contro il Venezuela, sono stati «congelati» dagli Usa beni per 7 miliardi di dollari e sequestrate 31 tonnellate d’oro depositate dallo Stato venezuelano presso la Banca d’Inghilterra e la tedesca Deutsche Bank.


Su questo sfondo si colloca la nuova, colossale operazione finanziaria lanciata dalla Goldman Sachs, la Deutsche Bank e le altre grandi banche statunitensi ed europee. Apparentemente speculare a quella delle sanzioni, essa prevede non restrizioni economiche o sequestro di fondi per punire i paesi giudicati colpevoli di violazioni, ma la concessione di finanziamenti a governi e altri soggetti virtuosi che si attengono all’«Indice ESG: Ambiente, Società, Governance». Scopo ufficiale dell’Indice ESG è stabilire le norme per evitare l’imminente catastrofe climatica annunciata dalla Conferenza di Glasgow, per difendere i diritti umani calpestati dai regimi totalitari, per assicurare il buon governo sul modello delle grandi democrazie occidentali. A fissare tali norme sono soprattutto il Dipartimento di stato Usa, il World Economic Forum, la Rockfeller Foundation, la Banca Mondiale, affiancati con ruolo subalterno da alcune organizzazioni Onu. La massima garanzia per i diritti umani è rappresentata dal Dipartimento di stato Usa, il cui embargo all’Iraq con l’avallo Onu provocò, nel 1990-2003, un milione e mezzo di morti tra cui mezzo milione di bambini.


L’operazione finanziaria si concentra sul cambiamento climatico: la Conferenza Onu di Glasgow ha annunciato, il 3 novembre, che «la Finanza diventa verde e resiliente».  Nasce la Glasgow Financial Alliance for Net Zero, cui hanno aderito da aprile 450 banche e multinazionali di 45 paesi, la quale si impegna a «investire nei prossimi tre decenni oltre 130 trilioni (130 mila miliardi) di dollari di capitale privato per trasformare l’economia fino a zero emissioni nel 2050». I capitali vengono raccolti attraverso l’emissione di Green Bond (obbligazioni verdi) e investimenti effettuati da fondi comuni e fondi pensione, in gran parte con i soldi di piccoli risparmiatori che rischiano di ritrovarsi in una ennesima bolla speculativa.


Ormai non c’è banca o multinazionale che non si impegni a realizzare le zero emissioni entro il 2050 e ad aiutare in tal senso i «paesi poveri», dove oltre 2 miliardi di abitanti usano ancora la legna quale unico o principale combustibile. Solennemente impegnata per le zero emissioni è anche la compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell che, dopo aver provocato un disastro ambientale e sanitario nel delta del Niger, si rifiuta di bonificare le terre inquinate. Così, in attesa delle zero emissioni, gli abitanti continuano a morire per l’acqua inquinata dagli idrocarburi della Shell.

Manlio Dinucci

Il manifesto,09 novembre 2021


Monday, November 1, 2021

PT -- Manlio Dinucci -- A Arte da Guerra -- Defendem o clima enquanto preparam o fim do mundo

 


A Arte da guerra

 Defendem o clima enquanto preparam o fim do mundo 

Manlio Dinucci

ENGLISH   FRANÇAIS  ITALIANO  PORTUGUÊS

 

  No início de Outubro, a Itália acolheu a reunião preparatória para a Conferência das Nações Unidas sobre Alterações Climáticas, actualmente a decorrer em Glasgow. Duas semanas depois, a Itália acolheu outro acontecimento internacional que, ao contrário do primeiro evento amplamente divulgado, foi transmitido em silêncio pelo governo: o exercício de guerra nuclear Steadfast Noon da NATO, nos céus do norte e centro da Itália. Durante sete dias, sob comando USA, participaram as forças aéreas de 14 países da NATO, com caça-bombardeiros nucleares de dupla capacidade e caça-bombardeiros convencionais estacionados nas bases de Aviano e Ghedi. O 31º esquadrão dos EUA com caça-bombardeiros F-16C/D e bombas nucleares B61 está destacado, permanentemente, em Aviano. Em Ghedi, a 6ª Ala da Força Aérea Italiana com caça-bombardeiros Tornado PA-200 e bombas nucleares B61. A Federação dos Cientistas Americanos confirma, em 2021, que "à Força Aérea Italiana são atribuídas missões de ataque nuclear com bombas americanas, mantidas em Itália sob controlo da US Air Force, cuja utilização na guerra deve ser autorizada pelo Presidente dos Estados Unidos". As bases de Aviano e Ghedi foram reestruturadas para acomodar os caças F-35A armados com as novas bombas nucleares B61-12. Em Outubro passado, o teste final foi realizado em Nevada, com a libertação de B61-12 inertes, por dois caças F-35A. Em breve, as novas bombas nucleares chegarão a Itália: 30 caças F-35A italianos podem ser destacados apenas para a base Ghedi, prontos para atacar sob comando USA com 60 bombas nucleares B61-12.   

 

Uma semana após ter participado no exercício de guerra nuclear, a Itália participou na Conferência das Nações Unidas sobre Alterações Climáticas, presidida pelo Reino Unido em parceria com a Itália. O Primeiro Ministro britânico, Boris Johnson, avisou que "falta um minuto para a meia-noite e precisamos de agir agora" contra o aquecimento global que está a destruir o planeta. Desta forma, usa instrumentalmente o simbólico Relógio do Apocalipse que, na realidade, mostra a quantos minutos estamos sa meia-noite nuclear. Há alguns meses, em Março, o próprio Boris Johnson anunciou a modernização dos submarinos de ataque nuclear britânicos: o Astute (com um custo de 2,2 biliões de dólares cada), armado com mísseis nucleares de cruzeiro americanos Tomahawk IV, com um alcance de 1.500 km e o Vanguard, armado com 16 mísseis balísticos americanos Trident D5 com um alcance de 12.000 km, equipados com mais de 120 ogivas nucleares. Estes últimos serão em breve substituídos pelos submarinos ainda mais potentes, da classe Dreadnought. Os submarinos britânicos de ataque nuclear, que navegam em profundidade ao longo da costa russa, navegam agora também ao longo da costa chinesa a partir da Austrália, para onde os USA e a Grã-Bretanha fornecerão submarinos nucleares. A Grã-Bretanha, que acolhe a conferência para salvar o planeta do aquecimento global, está assim a contribuir para a corrida ao armamento que está a conduzir o mundo para uma catástrofe nuclear.    

 

Neste contexto, o vídeo promocional da Conferência é enganador: o Dinossauro, símbolo de uma espécie extinta, no pódio da ONU, avisa os seres humanos para salvarem a sua espécie do aquecimento global. Na realidade, estudos científicos confirmam que os dinossauros se extinguiram, não por causa do aquecimento, mas pelo arrefecimento da Terra após o impacto de um enorme meteorito que levantou nuvens de poeira e obscureceu o Sol. Isto é exactamente o que aconteceria no rescaldo de uma guerra nuclear: para além da destruição catastrófica e da precipitação radioactiva em todo o planeta, provocaria incêndios enormes em áreas urbanas e florestais, que libertariam uma manta de fumo fuliginoso para a atmosfera e obscureceriam o Sol. Isto conduziria a um arrefecimento climático que poderia durar anos: o Inverno nuclear. Como resultado, extinguir-se-iam a maioria das espécies vegetais e animais, também com efeitos devastadores na agricultura. O frio e a desnutrição reduziriam a capacidade de sobrevivência dos poucos sobreviventes, levando a espécie humana à extinção. 

Manlio Dinucci

il manifesto, 02 de Novembro de 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'Arte della guerra -- Difendono il clima mentre preparano la fine del mondo

 


L’Arte della guerra 

 Difendono il clima mentre preparano la fine del mondo 

Manlio Dinucci

 

Agli inizi di ottobre l’Italia ha ospitato la riunione preparatoria della Conferenza Onu sul cambiamento climatico, attualmente in corso a Glasgow. Due settimane dopo l’Italia ha ospitato un altro evento internazionale che, a differenza del primo ampiamente reclamizzato, è stato passato sotto silenzio dal governo: l’esercitazione Nato di guerra nucleare Steadfast Noon nei cieli dell’Italia settentrionale e centrale. Vi hanno partecipato per sette giorni, sotto comando Usa, le forze aeree di 14 paesi Nato, con cacciabombardieri a duplice capacità nucleare e convenzionale dislocati nelle basi di Aviano e Ghedi. Ad Aviano è schierata in permanenza la 31a squadriglia Usa. con cacciabombardieri F-16C/D e bombe nucleari B61. A Ghedi. il 6° Stormo dell’Aeronautica italiana con cacciabombardieri Tornado PA-200 e bombe nucleari B61. La Federazione degli Scienziati Americani conferma nel 2021 che «all’Aeronautica italiana sono assegnate missioni di attacco nucleare con bombe Usa, mantenute in Italia sotto controllo della US Air Force, il cui uso in guerra deve essere autorizzato dal Presidente degli Stati uniti». Le basi di Aviano e Ghedi sono state ristrutturate per accogliere i caccia F-35A armati delle nuove bombe nucleari B61-12. Lo scorso ottobre è stato effettuato nel Nevada il test finale con lo sgancio di B61-12 inerti da due caccia F-35A. Tra non molto le nuove bombe nucleari arriveranno in Italia: nella sola base di Ghedi possono essere schierati 30 caccia italiani F-35A, pronti all’attacco sotto comando Usa con 60 bombe nucleari B61-12.  


Una settimana dopo aver partecipato all’esercitazione di guerra nucleare, l’Italia ha partecipato alla Conferenza Onu sul cambiamento climatico, presieduta dal Regno Unito in partenariato con l’Italia. Il premier britannico Boris Johnson ha avvertito che «manca un minuto a mezzanotte e abbiamo bisogno di agire ora» contro il riscaldamento globale che sta distruggendo il pianeta. Usa in tal modo strumentalmente il simbolico Orologio dell’Apocalisse, che in realtà segna a quanti minuti siamo dalla mezzanotte nucleare. Lo stesso Boris Johnson pochi mesi fa, in marzo, ha annunciato il potenziamento dei sottomarini britannici da attacco nucleare: gli Astute (prezzo 2,2 miliardi di dollari ciascuno), armati di missili nucleari Usa da crociera Tomahawk IV con raggio di 1.500 km, e i Vanguard, armati di 16 missili balistici Usa Trident D5 con raggio di 12.000 km, dotati di oltre 120 testate nucleari. Questi ultimi verranno presto sostituiti dagli ancora più potenti sottomarini della classe Dreadnought. I sottomarini britannici da attacco nucleare, che incrociano in profondità lungo le coste della Russia, navigano ora anche lungo quelle della Cina, partendo dall’Australia a cui Usa e Gran Bretagna forniranno sottomarini nucleari. La Gran Bretagna, che ospita la Conferenza per salvare il pianeta dal riscaldamento globale, contribuisce in tal modo alla corsa agli armamenti che porta il mondo verso la catastrofe nucleare.


Su questo sfondo è fuorviante il video promozionale della Conferenza: il Dinosauro, simbolo di una specie estinta, che dal podio delle Nazioni Unite avverte gli umani di salvare la loro specie dal riscaldamento globale. In realtà, confermano studi scientifici, i dinosauri si estinsero non per il riscaldamento, ma per il raffreddamento della Terra dopo l’impatto di un enorme meteorite che, sollevando nubi di polveri, oscurò il Sole. Esattamente ciò che avverrebbe in seguito a una guerra nucleare: oltre a catastrofiche distruzioni e alla ricaduta radioattiva sull’intero pianeta, essa provocherebbe, in aree urbane e forestali, enormi incendi che immetterebbero nell’atmosfera una coltre di fumo fuligginoso, oscurando il Sole. Ciò determinerebbe un raffreddamento climatico della durata anche di anni: l’inverno nucleare. Si estinguerebbe di conseguenza la maggior parte delle specie vegetali e animali, con effetti devastanti anche sull’agricoltura. Il freddo e la denutrizione ridurrebbero la capacità di sopravvivenza dei pochi superstiti, portando la specie umana all’estinzione. 

Manlio Dinucci 

il manifesto, 02 novembre 2021

Tuesday, October 26, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'Arte della guerra -- Miliardi di euro per «innovare» la Nato nucleare

 


L’Arte della guerra

 Miliardi di euro per «innovare» la Nato nucleare 

Manlio Dinucci


«La Nato è finita in soffitta», scrivevano un mese fa i commentatori politici di svariate testate giornalistiche, dopo che la Francia aveva ritirato l’ambasciatore da Washington il 16 settembre. Era la protesta di Parigi per essere stata esclusa dal partenariato strategico-militare tra Stati uniti, Gran Bretagna e Australia, annunciato il giorno prima, e aver perso un lucroso contratto per la vendita di sottomarini all’Australia, che saranno sostituiti da sottomarini nucleari forniti da Usa e Gran Bretagna. Una settimana dopo la clamorosa rottura diplomatica, però, il generale francese Lavigne veniva messo a capo del Comando Alleato della Trasformazione, con quartier generale a Norfolk negli Usa, e i presidenti dei due paesi, Biden e Macron, pubblicavano una Dichiarazione congiunta.

 

Biden riaffermava «l’importanza strategica dell’impegno francese ed europeo nell’Indo-Pacifico» (la regione che nella geopolitica di Washington si estende dalla costa occidentale degli Usa a quella dell’India). Il perché veniva esplicitato dal Comitato militare dei capi della Difesa dei 30 paesi della Nato, riunito ad Atene: «Mentre le azioni aggressive di Mosca minacciano la nostra sicurezza, l'ascesa della Cina sta spostando l'equilibrio di potere, con conseguenze per la nostra sicurezza, la nostra prosperità e il nostro stile di vita». Di fronte a tali «minacce», concludeva, «abbiamo bisogno che l'Europa e il Nord America siano forti, legati insieme». Come debbano essere legati, lo ribadisce Biden nella dichiarazione congiunta con Macron: «Gli Stati uniti riconoscono l’importanza di una Difesa europea più forte e più capace, che sia complementare alla Nato». Quindi un’Europa militarmente più forte, ma come complemento della Nato: alleanza asimmetrica, a cui appartengono 21 dei 27 paesi dell’Unione europea, nella quale la carica di Comandante Supremo Alleato in Europa spetta sempre a un generale degli Stati uniti, i quali detengono tutti gli altri comandi chiave in Europa (come il JFC-Naples con quartier generale a Lago Patria).

 

Su questo sfondo si è tenuta, il 21-22 ottobre al quartier generale della Nato a Bruxelles, la riunione dei 30 ministri della Difesa (per l’Italia Lorenzo Guerini, Pd). Essa ha creato un «Fondo per l’Innovazione» con un primo stanziamento di 1 miliardo di euro, a carico di 17 paesi europei tra cui l’Italia, ma non degli Stati uniti, per lo sviluppo delle più avanzate tecnologie ad uso bellico. Ha varato la «Strategia per l’intelligenza artificiale», un ancora più costoso programma perché la Nato mantenga il vantaggio in questo campo che «sta cambiando l’ambiente globale della difesa», ossia il modo di fare la guerra. Ha deciso «il miglioramento della prontezza e dell’efficacia del nostro deterrente nucleare», ossia lo schieramento in Europa di nuove armi nucleari, naturalmente con la motivazione di difendersi dalla «crescente minaccia missilistica della Russia».

 

Alla vigilia della riunione Nato, il ministro russo della Difesa, Sergei Shoigu, ha avvertito che «gli Stati uniti, con il pieno sostegno degli Alleati Nato, hanno intensificato il lavoro per modernizzare le armi nucleari tattiche e i loro siti di stoccaggio in Europa» e la Russia considera particolarmente preoccupante il fatto che «piloti di paesi Nato non-nucleari siano impegnati in esercitazioni per l’uso di armi nucleari tattiche». Un messaggio diretto in particolare all’Italia, dove gli Usa si preparano a sostituire le bombe nucleari B61 con le nuove B61-12 e i piloti italiani vengono addestrati al loro uso ora anche con gli F-35. «Consideriamo ciò una diretta violazione del Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari», conclude Shoigu. Il messaggio è diretto all’Italia e agli altri membri europei della Nato che, pur avendo ratificato il Trattato di non-proliferazione quali paesi non-nucleari, ospitano armi nucleari Usa e si addestrano al loro uso. Il significato implicito del messaggio è chiaro: la Russia considera questi paesi fonte di minaccia e sta prendendo delle contromisure. Il messaggio è stato come al solito ignorato dal nostro governo e parlamento e, ovviamente, dai media che hanno messo la Nato in soffitta.   

 

Manlio Dinucci

il manifesto, 26 ottobre 2021

Monday, October 4, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'arte della guerra -- La transizione "ecologica" al nucleare

 


L’arte della guerra

 La transizione “ecologica”  al nucleare 

Manlio Dinucci

 

L’Orologio del clima, installato da Roberto Cingolani sulla facciata del Ministero della transizione ecologica, ha iniziato il countdown: mancano meno di 7 anni alla catastrofe climatica provocata dal riscaldamento globale. L’orologio è tarato sulle previsioni dell’istituto Mcc di Berlino, non su quelle della Ipcc (la Commissione Onu sul cambiamento climatico). Essa calcola che la temperatura media globale, aumentata di circa 1 °C dal livello preindustriale del 1750, potrebbe salire nel 2050 (ossia in tre secoli) di 1,5 °C, principalmente a causa della CO2 (anidride carbonica) immessa nell’atmosfera dalle attività umane, che provoca una intensificazione dell’effetto serra. Secondo gli scienziati Onu, contribuisce secondariamente al riscaldamento globale la più intensa attività del Sole, che per altri scienziati è invece la causa principale.


Nella Pre Cop di Milano, di cui il ministro Cingolani è stato principale organizzatore, il complesso quadro scientifico del cambiamento climatico e delle sue conseguenze ambientali è stato spettacolarizzato con tecniche da film catastrofico. Di fronte alla previsione «scientifica» che tra sette anni il pianeta Terra sarà travolto dalla catastrofe climatica, i 400 giovani radunati da Cingolani a Milano da tutto il mondo hanno chiesto che l’industria delle fonti fossili sia chiusa entro il 2030 e che i governi smettano di finanziarla fin da ora, sostituendola con fonti green che non emettano CO2.  Il ministro Cingolani si è impegnato a realizzare tale obiettivo. Ci sarebbe effettivamente modo di farlo, se l’Italia avesse un piano strategico per realizzare un sistema energetico integrato basato sul solare fotovoltaico e soprattutto termodinamico (con specchi che concentrano i raggi del Sole), e su grandi parchi eolici soprattutto offshore (con turbine eoliche installate su bassi fondali o galleggianti). L’innovativo progetto del solare termodinamico messo a punto dal Premio Nobel Carlo Rubbia, che avrebbe permesso di produrre un terzo del fabbisogno italiano di energia elettrica con alcune centrali solari a emissioni zero, fu deliberatamente affossato e ora tale tecnologia viene usata in Cina. La realizzazione di parchi eolici offshore viene ostacolata, tanto che ce n’è solo uno a Taranto.


La «soluzione» il ministro Cingolani, però, ce l’ha: il nucleare (v. articolo del direttore di Greenpeace Italia sul manifesto del 3 settembre). Cingolani lo ha dichiarato in modo aperto e polemico quando è stato invitato da Renzi alla Scuola di formazione politica di Italia Viva. Il ministro ha quindi patrocinato un convegno di sostenitori del nucleare. Non a caso dopo che ha incontrato John Kerry, inviato speciale del Presidente Usa per la gestione del clima, riconvertitosi da oppositore a sostenitore del nucleare. A Cingolani si è accodato subito Salvini, che ha detto: «Una centrale nucleare in Lombardia? E che problema c’è?». Anche in Italia dunque si è radicata la potente lobby del nucleare, che ha già ottenuto nella Ue un primo, fondamentale risultato: il Centro congiunto di ricerca, incaricato dalla Commissione Europea, ha incluso il nucleare tra le «fonti energetiche verdi» sostenute e finanziate dall’Unione Europea per eliminare entro il 2050 le emissioni di CO2.

La UE rilancia così l’industria nucleare nel momento in cui è in profonda crisi a causa dei crescenti costi e problemi tecnici. Mentre le centrali solari possono produrre più elettricità di quelle nucleari, senza costi aggiuntivi né pericolose emissioni, solo per stoccare provvisoriamente l’enorme quantità di scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari della Ue si prevede una spesa di 420-570 miliardi di euro. Si aggiunge l’enorme cifra necessaria allo smantellamento delle centrali stesse, che per la maggior parte hanno raggiunto o superato l’età limite di 35 anni, divenendo sempre più costose e pericolose. Intanto l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha autorizzato lo scarico in mare di oltre un milione di tonnellate di acqua radioattiva, accumulatasi nella centrale nucleare di Fukushima dopo l’incidente del 2011. col risultato che aumenteranno le morti per cancro provocate da questa «fonte energetica verde».

Manlio Dinucci

il manifesto, 5 ottobre 2021

Monday, September 20, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'Arte della guerra -- Joe Biden apprendista stregone nucleare

 


L’Arte della guerra 

Joe Biden apprendista stregone nucleare 


Manlio Dinucci

 

Il presidente Biden ha annunciato la nascita dell’Aukus, partenariato strategico-militare tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, con «l'imperativo di assicurare la pace e stabilità a lungo termine nell'Indo-Pacifico», la regione che nella geopolitica di Washington si estende dalla costa occidentale degli Usa a quella dell’India.  Scopo di questa «missione strategica» è «affrontare insieme le minacce del 21° secolo come abbiamo fatto nel 20° secolo». Chiaro il riferimento alla Cina e alla Russia. Per «difendersi contro le minacce in rapida evoluzione», l’Aukus vara un «progetto chiave»: Stati Uniti e Gran Bretagna aiuteranno l’Australia ad acquisire «sottomarini a propulsione nucleare, armati convenzionalmente».

La prima reazione all’annuncio del progetto dell’Aukus è stata quella della Francia: essa perde in tal modo in contratto da 90 miliardi di dollari, stipulato con l’Australia, per la fornitura di 12 sottomarini da attacco Barracuda a propulsione convenzionale. Parigi, accusando di essere stata pugnalata alle spalle, ha ritirato gli ambasciatori dagli Usa e dall’Australia. Sul contenzioso tra Parigi e Washington si è focalizzata l’attenzione politico-mediatica, lasciando in ombra le implicazioni del progetto Aukus.

Anzitutto non è credibile che Stati Uniti e Gran Bretagna forniscano all’Australia le tecnologie più avanzate per costruire almeno 8 sottomarini nucleari di ultima generazione, con un costo unitario di circa 10 miliardi di dollari, per dotarli solo di armamenti convenzionali (non-nucleari). È come se fornissero all’Australia portaerei impossibilitate a imbarcare aerei.  In realtà i sottomarini avranno tubi di lancio adatti sia a missili non-nucleari che a missili nucleari. Il primo ministro Morrison ha già annunciato che l’Australia acquisirà rapidamente, tramite gli Usa, «capacità di attacco a lungo raggio» con missili Tomahawk e missili ipersonici, armabili di testate sia convenzionali che nucleari.

Sicuramente i sottomarini australiani saranno in grado di lanciare anche missili balistici Usa Trident D5, di cui sono armati i sottomarini statunitensi e britannici. Il Trident D5 ha un raggio di 12.000 km e può trasportare fino a 14 testate termonucleari indipendenti: W76 da 100 kt o W88 da 475 kt. Il sottomarino da attacco nucleare Columbia, la cui costruzione è iniziata nel 2019, ha 16 tubi di lancio per i Trident D5, per cui ha la capacità di lanciare oltre 200 testate nucleari in grado di distruggere altrettanti obiettivi (basi, porti, città e altri).  

Su questo sfondo, appare chiaro che Washington ha tagliato fuori Parigi dalla fornitura dei sottomarini all’Australia non semplicemente a scopo economico (favorire le proprie industrie belliche), ma a scopo strategico: passare a una nuova fase della escalation militare contro la Cina e la Russia nell’«Indo-Pacifico», mantenendo il comando assoluto dell’operazione. Cancellata la fornitura dei sottomarini francesi a propulsione convenzionale, obsoleti per tale strategia, Washington ha avviato quella che l’Ican-Australia denuncia come «l’accresciuta nuclearizzazione della capacità militare dell’Australia». Una volta operativi, i sottomarini nucleari australiani saranno di fatto inseriti nella catena di comando Usa, che ne deciderà l’impiego.  Questi sottomarini, di cui nessuno potrà controllare il reale armamento, avvicinandosi in profondità e silenziosamente alle coste della Cina, e anche a quelle della Russia, potrebbero colpire in pochi minuti i principali obiettivi in questi paesi con una capacità distruttiva pari a oltre 20 mila bombe di Hiroshima.

È facilmente prevedibile quale sarà la prima conseguenza. La Cina, che secondo il Sipri possiede 350 testate nucleari in confronto alle 5.550 degli Usa, accelererà lo sviluppo quantitativo e qualitativo delle proprie forze nucleari. Il potenziale economico e tecnologico che possiede le permette di dotarsi di forze nucleari equiparabili a quelle di Usa e Russia. Merito dell’apprendista stregone Biden che, mentre avvia il «progetto chiave» dei sottomarini nucleari all’Australia, esalta «la leadership di lunga data degli Stati Uniti nella non proliferazione globale».  

Manlio Dinucci

il manifesto, 21 settembre 2021

Tuesday, July 27, 2021

IT -- Manlio Dinucci -- L'arte della Guerra -- Perché la Germania ha vinto e l’Italia ha perso

 

 

Perché la Germania ha vinto e l’Italia ha perso

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci


Manlio Dinucci

EDIZIONE DEL27.07.2021

PUBBLICATO26.7.2021, 23:59

La cancelliera tedesca Merkel – scrive Alberto Negri (il manifesto, 23 luglio) – ha resistito alle pressioni di tre amministrazioni Usa – Obama, Trump e Biden – perché cancellasse il North Stream 2, il gasdotto che affianca il North Stream inaugurato dieci anni fa, raddoppiando la fornitura di gas russo alla Germania.

È invece «fallito il South Stream, il gasdotto di Eni-Gazprom». Conclude giustamente Negri che la Merkel «ha vinto la partita che noi abbiamo perso». Sorge spontanea la domanda: perché la Germania ha vinto e l’Italia ha perso?

Significativo il titolo del Washington Post: «Usa e Germania raggiungono un accordo sulla pipeline del gas russo, ponendo fine alla disputa tra alleati». L’accordo, stipulato dal presidente Biden con la cancelliera Merkel, è stato ed è fortemente osteggiato da uno schieramento bipartisan del Congresso, capeggiato dal senatore repubblicano J. Risch che propone una legge contro «il maligno progetto russo».

Quindi l’accordo è in effetti una «tregua» (come la definisce Negri). La ragione per cui l’amministrazione Biden ha deciso di stipularlo è mettere fine alla «disputa» che incrinava i rapporti con la Germania, importante alleato Nato. Questa ha dovuto però pagare il «pizzo» al boss Usa, impegnandosi– come ha richiesto la sottosegretaria di Stato Victoria Nuland – a «proteggere l’Ucraina» (di fatto già nella Nato) con un fondo di investimento di 1 miliardo di dollari che la risarcisca per i diminuiti introiti, dato che i due gasdotti gemelli North Stream passano dal Mar Baltico aggirando il suo territorio. Come contropartita la Germania ha, almeno per ora, il permesso Usa a importare dalla Russia 55 miliardi di metri cubi annui di gas naturale.

Il gasdotto è gestito dal consorzio internazionale Nord Stream AG, costituito da 5 società: la russa Gazprom, le tedesche Wintershall e Pegi/E.On, l’olandese Nederland’s Gasunie e la francese Engie. La Germania diviene così l’hub energetico per lo smistamento del gas russo nella rete europea.

Lo stesso ruolo avrebbe potuto assumere l’Italia con il gasdotto South Stream. Il progetto era nato nel 2006, durante il governo Prodi Il, con l’accordo stipulato da Eni e Gazprom. Il gasdotto avrebbe attraversato il Mar Nero (in acque territoriali russe, bulgare e turche) proseguendo via terra attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia fino a Tarvisio (Udine). Da qui il gas sarebbe stato smistato nella rete europea.

La costruzione della pipeline era iniziata nel 2012. Nel marzo 2014 la Saipem (Eni) si aggiudicava un primo contratto da 2 miliardi di euro per la costruzione del tratto sottomarino. Nel frattempo però, mentre con il putsch di Piazza Maidan precipitava la crisi ucraina, l’amministrazione Obama, di concerto con la Commissione Europea, si muoveva per affossare il South Stream. Nel giugno 2014 arrivava a Sofia una delegazione del Senato Usa, capeggiata da John McCain, che trasmetteva al governo bulgaro gli ordini di Washington. Subito questo annunciava il blocco dei lavori del South Stream, in cui la Gazprom aveva già investito 4,5 miliardi di dollari. In tal modo l’Italia perdeva non solo contratti per miliardi di euro, ma la possibilità di avere sul proprio territorio l’hub di smistamento del gas russo in Europa, da cui sarebbero derivati forti introiti e incremento di posti di lavoro.

Perché l’Italia ha perso tutto questo? Perché il governo Renzi (in carica dal 2014 al 2016) e il Parlamento hanno accettato a testa china l’imposizione di Washington.

La Germania della Merkel, al contrario, si è opposta. Ha quindi aperto la «disputa tra alleati» che ha costretto Washington ad accettare il raddoppio del North Stream, pur mantenendo gli Usa la pretesa di decidere da quali paesi l’Europa può importare o no gas naturale. Un governo italiano oserebbe aprire una disputa con Washington per difendere un nostro interesse nazionale? Il fatto è che l’Italia ha perso non solo il gasdotto, ma la propria sovranità.

il manifesto, 27 luglio 2021

Monday, July 12, 2021

EN -- Manlio Dinucci -- The Art of War -- The Nuclear Race Accelerates

The Art of War

 The nuclear race accelerates 

Manlio Dinucci






 

At the Redzikowo base in Poland, work has begun on the installation of the Aegis Ashore system, at a cost of more than $180 million. It will be the second U.S. missile base in Europe, after that of Deveselu in Romania became operational in 2015. The official function of these bases is to protect, with the "shield" of SM-3 interceptor missiles, the U.S. forces in Europe and those of European NATO allies from "current and emerging ballistic missile threats from outside the Euro-Atlantic area".

In addition to the two land installations, four ships equipped with the same Aegis system, deployed by the U.S. Navy at the Spanish base of Rota, cross the Mediterranean, Black Sea and Baltic Sea. The U.S. Navy has about 120 destroyers and cruisers armed with this missile system.

Both ships and Aegis land installations are equipped with Lockheed Martin's Mk 41 vertical launchers: vertical tubes (in the body of the ship or in an underground bunker) from which the missiles are launched. Lockheed Martin itself, illustrating the technical characteristics, documents that it can launch missiles for all missions: anti-missile, anti-aircraft, anti-ship, anti-submarine and attack against land targets. Each launch tube is adaptable to any missile, including "those for long-range attack," including the Tomahawk cruise missile. It can also be armed with a nuclear warhead. 

It is therefore impossible to know which missiles are actually in the vertical launchers of the Aegis Ashore base in Romania and which will be installed in the one in Poland. Nor which missiles are on board the ships that cross the limits of Russian territorial waters. Not being able to check, Moscow takes for granted that there are also nuclear attack missiles. Same scenario in East Asia, where Seventh Fleet Aegis warships cross in the South China Sea. The main US allies in the region - Japan, South Korea, Australia - also have ships equipped with the US Aegis system.

This is not the only missile system the US is deploying in Europe and Asia. In his speech at the George Washington School of Media and Public Affairs, General McConville, Chief of Staff of the U.S. Army, stated last March that the U.S. Army is preparing a "task force" with "long-range precision fire capability that can go anywhere, consisting of hypersonic missiles, medium-range missiles, precision strike missiles" and that "these systems are capable of penetrating anti-aircraft barrage space. The general pointed out that "we plan to deploy one of these task forces in Europe and probably two in the Pacific."

In such a situation, it is not surprising that Russia is accelerating the deployment of new intercontinental missiles, with nuclear warheads that, after ballistic trajectory, glide for thousands of kilometers at hypersonic speed.  Nor is it surprising to hear the news, published by the Washington Post, that China is building over one hundred new silos for intercontinental ballistic missiles with nuclear warheads. The arms race takes place not so much on the quantitative level (number and power of nuclear warheads) as on the qualitative one (speed, penetrating capacity and geographical location of nuclear carriers). The response, in case of attack or presumed attack, is increasingly entrusted to artificial intelligence, which must decide the launch of nuclear missiles in a few seconds. It increases the possibility of a nuclear war by mistake, risked several times during the Cold War.

The Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, adopted by the United Nations in 2017 and entered into force in 2021, has so far been signed by 86 states and ratified by 54. None of the 30 NATO and 27 EU countries (except Austria) have ratified or even signed it. In Europe, only Austria, Ireland, Malta, San Marino and the Holy See have signed and ratified it. None of the nine nuclear countries - the United States, Russia, France, Great Britain, Israel, China, Pakistan, India and North Korea - has ratified or even signed it.

Manlio Dinucci

(il manifesto, July 13, 2021)



Su BYOBLU, Canale 262 del digitale terrestre

Il Venerdì alle 20:30

PANGEA  GRANDANGOLO

RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE

https://www.youtube.com/watch?v=fy3KY4CfwU8

Grandangolo allarga il campo dell’informazione, segnalando e commentando articoli, comunicati stampa, reportage, documenti, dichiarazioni e interviste, che compaiono su media e fonti ufficiali internazionali, ma vengono ignorati o deformati dai media mainstream del nostro paese.

ORARI DI TRASMISSIONE

VEN   20.30

Repliche

SAB    9.00 – 16.00

DOM  11.00 – 17.30

LUN    8.00 – 19.30

MAR   12.00 – 22.30

MER   17.00

GIOV  18.00

Manifestações

2007 Speech

UKRAINE ON FIRE

Discurso do Presidente da Rússia, Vladimir Putin, na manhã do dia 24 de Fevereiro de 2022

Discurso do Presidente da Rússia, Vladimir Putin, Tradução em português




Presidente da Rússia, Vladimir Putin: Cidadãos da Rússia, Amigos,

Considero ser necessário falar hoje, de novo, sobre os trágicos acontecimentos em Donbass e sobre os aspectos mais importantes de garantir a segurança da Rússia.

Começarei com o que disse no meu discurso de 21 de Fevereiro de 2022. Falei sobre as nossas maiores responsabilidades e preocupações e sobre as ameaças fundamentais que os irresponsáveis políticos ocidentais criaram à Rússia de forma continuada, com rudeza e sem cerimónias, de ano para ano. Refiro-me à expansão da NATO para Leste, que está a aproximar cada vez mais as suas infraestruturas militares da fronteira russa.

É um facto que, durante os últimos 30 anos, temos tentado pacientemente chegar a um acordo com os principais países NATO, relativamente aos princípios de uma segurança igual e indivisível, na Europa. Em resposta às nossas propostas, enfrentámos invariavelmente, ou engano cínico e mentiras, ou tentativas de pressão e de chantagem, enquanto a aliança do Atlântico Norte continuou a expandir-se, apesar dos nossos protestos e preocupações. A sua máquina militar está em movimento e, como disse, aproxima-se da nossa fronteira.

Porque é que isto está a acontecer? De onde veio esta forma insolente de falar que atinge o máximo do seu excepcionalismo, infalibilidade e permissividade? Qual é a explicação para esta atitude de desprezo e desdém pelos nossos interesses e exigências absolutamente legítimas?

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ARRIVING IN CHINA

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APPEAL


APPEAL TO THE LEADERS OF THE NINE NUCLEAR WEAPONS' STATES

(China, France, India, Israel, North Korea, Pakistan, Russia, the United Kingdom and the United States)

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BYOBLU

irmãos de armas


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manlio

VP




Before the Presidential Address to the Federal Assembly.



The President of Russia delivered
the Address to the Federal Assembly. The ceremony took
place at the Manezh Central Exhibition Hall.


January
15, 2020


vp

President of Russia Vladimir Putin:

Address to the Nation

Address to the Nation.

READ HERE


brics


Imagem

PT -- VLADIMIR PUTIN na Sessão plenária do Fórum Económico Oriental

Excertos da transcrição da sessão plenária do Fórum Económico Oriental

THE PUTIN INTERVIEWS


The Putin Interviews
by Oliver Stone (
FULL VIDEOS) EN/RU/SP/FR/IT/CH


http://tributetoapresident.blogspot.com/2018/07/the-putin-interviews-by-oliver-stone.html




TRIBUTE TO A PRESIDENT


NA PRMEIRA PESSOA

Um auto retrato surpreendentemente sincero do Presidente da Rússia, Vladimir Putin

CONTEÚDO

Prefácio

Personagens Principais em 'Na Primeira Pessoa'

Parte Um: O Filho

Parte Dois: O Estudante

Parte Três: O Estudante Universitário

Parte Quatro: O Jovem especialista

Parte Cinco: O Espia

Parte Seis: O Democrata

Parte Sete: O Burocrata

Parte Oito: O Homem de Família

Parte Nove: O Político

Apêndice: A Rússia na Viragem do Milénio


contaminação nos Açores



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convegno firenze 2019