Saturday, July 6, 2019

IT -- Manlio Dinucci, Portavoce del Comitato No Guerra No Nato, premiato dal Club de Periodistas de México, A.C.




Manlio Dinucci,
Portavoce del Comitato No Guerra No Nato,
premiato dal Club de Periodistas de México, A.C.

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Tra i premiati del Concorso nazionale e internazionale di giornalismo, promosso dal Club de Periodistas de México, figura quest’anno anche Manlio Dinucci, portavoce del Comitato No Guerra No Nato. 
Il Club de Periodistas, nato negli anni Cinquanta, vanta una lunga storia di lotte per la libertà di espressione, per un giornalismo indipendente e veritiero, sfidando i poteri forti aperti e occulti a rischio anche della vita. 
Dal 2000 ad oggi sono stati assassinati in Messico circa 130 giornalisti, di cui 6 nella prima metà del 2019. Il Club pubblica una rivista quindicinale, Voces del Periodista, e gestisce una trasmissione radiofonica giornaliera in una emittente nazionale, più una rubrica televisiva.
 I vincitori del Concorso – scelti da una giuria indipendente  – sono stati presentati nella cerimonia di assegnazione del Premio, a Città del Messico,  da Celeste Sáenz de Miera, segretaria generale del Club. 
Il premio più significativo è stato quello attribuito a Julian Assange, il cui nome è divenuto «simbolo mondiale del nuovo giornalismo di inchiesta e denuncia, della lotta contro la manipolazione dei dati e l’occultamento dei reali interessi che si nascondono dietro le presentazioni mediatiche». Il Premio ad Assange è stato ritirato da Pedro Miguel, direttore di Wikileaks in Messico.
A Manlio Dinucci – i cui articoli vengono spesso riportati in spagnolo sulla rivista del Club de Periodistas de México – è stato attribuito il Premio internazionale di analisi geostrategica, con la motivazione che «mette le sue conoscenze di ricercatore e le sue capacità di analisi al servizio del pacifismo mondiale, in un’epoca di gravi minacce per l’integrità di molte nazioni, quale una delle voci che difendono  la ragione e la giustizia». 
Nella presentazione la segretaria del Club,  Celeste Sáenz de Miera, ha evidenziato l’importanza della Dichiarazione di Firenze pubblicata, al termine del Convegno internazionale del 7 giugno, dal CNGNN e da Global Research, il centro canadese di ricerca sulla globalizzazione diretto dal Prof. Michel Chossudovsky.

Breve nota sull'autore:
Geografo e geopolitologo. Libri più recenti: Laboratorio di geografia, Zanichelli 2014 ; Diario di viaggio, Zanichelli 2017 ; L’arte della guerra / Annali della strategia Usa/Nato 1990-2016, Zambon 2016, Guerra Nucleare. Il Giorno Prima 2017; Diario di guerra Asterios Editores 2018, Premio internazionale per l'analisi geostrategica assegnato il 7 giugno 2019 dal Club dei giornalisti del Messico, A.C.

Discorso completo di ringraziamenti al Club dei giornalisti del Messico, A.C.
Stimati Colleghi e Amici,
 è un grande onore per me ricevere il Premio Internazionale di Giornalismo del prestigioso Club di Giornalisti del Messico.
 Anche se operiamo in contesti diversi, penso che abbiamo di fronte la stessa fondamentale questione: qual è oggi il ruolo dei giornalisti? La risposta è più complessa di quanto sembri.
 Uno sviluppo tecnologico senza precedenti ha creato, nello spazio di una generazione, un sistema di informazione e comunicazione esteso su scala globale: le stesse notizie e immagini arrivano contemporaneamente in ogni paese ed entrano in ogni casa collegata alla rete televisiva e a Internet.
 La velocità con cui sono avvenute e avvengono tali trasformazioni rischia però di far perdere di vista le caratteristiche del fenomeno: l’informazione e comunicazione globale ha in realtà le sue «frontiere».
 Il divario nelle tecnologie della informazione e comunicazione (il cosiddetto digital divide) è molto forte.
 I centri motori del sistema globale di informazione e comunicazione sono largamente concentrati nei paesi definiti (secondo le categorie convenzionali) «più sviluppati». Qui si trovano le case madri di colossali gruppi multimediali che sono in grado di influenzare le opinioni e i gusti della gente su scala planetaria. 
 L’elemento decisivo non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa.
 Ad esempio, la capacità della televisione di far arrivare in ogni paese le immagini di un avvenimento, mentre da un lato può essere usata per allargare l’orizzonte conoscitivo dei telespettatori, dall’altro può essere usata per restringerlo inducendoli a credere che esista solo ciò che si vede e non esista ciò che non si vede.
 La capacità di  Internet di mettere in contatto persone di tutto il mondo può da un lato servire allo sviluppo delle multiculturalità, ma dall’altro può servire all’egemonia di una determinata lingua e cultura sulle altre. Lo stesso vale per i social networks, estesi a livello planetario.
 In generale, il sistema globale di informazione e comunicazione può servire da un lato alla conoscenza reciproca, contribuendo a creare relazioni di pace, dall’altro può servire alla preparazione dell’opinione pubblica alla guerra, ad esempio attraverso campagne mediatiche di demonizzazione di determinati paesi e governi. 
 In tale quadro è fondamentale il ruolo dei giornalisti. Essi non devono essere ridotti a semplici distributori di informazioni preconfezionate nei centri del potere mediatico. Devono essere i ricercatori instancabili della verità, devono avere il coraggio di dire ciò che altri tacciono. Un compito spesso duro e rischioso, oggi più importante che mai per le grandi scelte da cui dipende il futuro dell’umanità.
 E’ il compito che portate avanti voi, stimati amici del Club di Giornalisti del Messico. Apprezzo quindi in modo particolare il premio che mi avete fatto l’onore di conferirmi, símbolo di un comune impegno sullo stesso fronte di lotta. 

Nota più completa sull’autore:
Manlio Dinucci, giornalista e sagista, ha vissuto e lavorato a Pechino negli anni Sessanta, contribuendo alla pubblicazione della prima rivista ciñese in lingua italiana e alla diddusione delle Lettere dalla Cina della giornalista statunitense Anna Louise Strong.
Sulla base di talle esperienza ha pubblicato, con Mazzotta editore, La lotta di clase in Cina/1949-1974 (1975) e Economia e organizzazione del lavoro in Cina (1976).
Negli anni Ottanta, ha diretto la rivista Lotta per la pace (nata dall «Appelo contro l’installazione dei missili nucleari in Italia», lanciato nel 1979 da Ludovico Geymonat e altri) ed è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1985.
Coautore, col premio Nobel per la Medicina Daniel Bovet e altri, di Fianco Sud/Puglia, Mezzogiorno,Terzo Mondo: rapporto sui processi di militarizzazione (Piero Nanni, 1989).
Coautore, col premio Nobel per la Medicina Daniel Bovet, di Tempesta del Deserto/Le armi del Nord,il dramma del Sud, con la presentazione di Ernesto Balducci (Edizioni Cultura della Pace, 1991). Con la stessa casa editrice ha pubblicatto Hyperwar/Dalla “iperguerra” del Golfo allaConferenza sul Medio Oriente (1991) e La strategia dell’impero/Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa (1992), scritto con U. Allegretti e D. Gallo e presentato da R. La Valle.
Autore de Il potere nucleare (Fazi Editore, 2003).
Coautore, con A.Burgio e V. Giacché, di Escalation/Anatomia della guerra infinita (Derive Approdi, 2005).
Autore de L’Arte della Guerra (Zambon Editore, 2015).
Collaboratore de il manifesto, con la rubrica settimanale L’Arte della Guerra. Collaborattore di Pandora TV, diretta da Giulietto Chiesa. È anche autore di teste scolastici di geografía umana.
Ha elaborato la Documentazione presentata al Convegno Internazionale sul 70º Anniversario della NATO,  Firenze, 7 Aprile 2019 e insieme con il Prof. Chossudovsky, ha scritto e firmato la Dichiarazione di Firenze. 



Manlio Dinucci — Premio Internazionale di Analisi Geostrategica- 
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